Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti fu barbaramente assassinato da un commando della Ceka, composto da cinque sicari capeggiati da Amerigo Dumini. I cinque furono rinviati a giudizio davanti alla Corte di Assise di Roma per rispondere di correità nell’omicidio. La Corte di Cassazione rimise il giudizio alla Corte di Assise di Chieti, per gravi motivi di sicurezza pubblica. La vedova Velia Titta, resasi conto di non poter ottenere dalla Corte chietina “l’invocata giustizia”, revocò la costituzione di parte civile e affidò la difesa degli interessi della famiglia all’avvocato Pasquale Galliano Magno. Lo scelse per la “dirittura della coscienza” e per le affinità ideali e politiche col suo Giacomo, rivelate con l’adesione al socialismo riformista, la coraggiosa opposizione al fascismo, la difesa della legalità. “L’avvocato di Matteotti”, come in seguito fu soprannominato, mantenne la schiena dritta per tutto il Ventennio, senza mai abiurare le sue idee. Non rinunciò alla dirittura della coscienza neppure nel travagliato dopoguerra, operando attivamente, come presidente del CLN provinciale, viceprefetto della provincia di Pescara, membro di commissioni provinciali dell’epurazione.
EAN
9791281386242
Data pubblicazione
2025 01 25
Lingua
ita
Pagine
160
Edizione
2
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
150
Spessore (mm)
8
Peso (gr)
300
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