Forse dovuta alla rilettura che il moderno ne volle fare all'inizio dello scorso secolo, l'estetica giapponese è stata da sempre assimilata ad una forma di minimalismo pervasa da concetti legati alla negazione, all'apprezzamento del vuoto, del nulla, della non-essenza. La non certo disinteressata analisi della tradizione artistica e filosofica del medioevo nipponico fatta da Gropius e Taut negli anni 30 contribuì non poco alla formazione di questa idea, non senza clamorose schematizzazioni e semplificazioni, quando non addirittura omissioni. Gli stessi giapponesi, subito dopo la disfatta della seconda guerra mondiale, vollero credere ad una tesi che sembrava in qualche modo riabilitarli, omologandoli alla cultura occidentale più che mai dominante. Bisognerà attendere gli anni 70 e 80 prima che una nuova generazione di architetti e teorici del Sol Levante trovasse la lucidità di rivedere le proprie radici culturali con la laicità necessaria ad individuarne peculiarità e contribuzioni originali al pensiero mondiale. Questo volumetto raccoglie alcuni testi brevi che hanno provato all'epoca a ridefinire la cultura estetica ed etica dell'estremo oriente.
EAN
9788896338971
Data pubblicazione
2018 03 29
Lingua
ita
Pagine
48
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
160
Larghezza (mm)
125
Peso (gr)
120
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Wabi e Sabi. Oltre l'estetica del minimalismo giapponese—